Nuovo Codice e Provviste di Bordo

Un nostro lettore ci ha scritto ponendo il seguente quesito: “Alla luce dell’articolo 269 del nuovo codice la dichiarazione doganale per le provviste di bordo deve continuare a farsi?

Ci siamo già interessati qualche giorno fa all’argomento rispondendo a un lettore che poneva la stessa questione commentando un nostro vecchio articolo (clicca qui). Per rispondere a quest’altro nostro lettore, a causa della scarsa visibilità dei “commenti”  e  per l’interesse che altri potrebbero avere sull’argomento riportiamo di seguito quanto scritto in quell’occasione. Continua a leggere Nuovo Codice e Provviste di Bordo

Annullamento dichiarazione – Nuovo Codice

Un nostro lettore ci ha scritto: “Sono un operatore doganale e volevo chiedere delle informazioni sulla normativa da citare all’interno di una richiesta di annullamento di una bolla export . Abbiamo citato il Reg. ce 2913/92 art 78 ma secondo la dogana il regolamento non va bene e bisogna citare un nuovo regolamento“.

In passato abbiamo già scritto, anche se in un altro contesto, degli istituti relativi alla modifica di una dichiarazione doganale (clicca qui). In quella occasione, facendo riferimento al vecchio Codice Doganale Comunitario (il Reg. 2913/92 CDC– citato dal lettore), si parlava di rettifica (art. 65 CDC), annullamento (art. 66  CDC) e revisione (art. 78 CDC). Continua a leggere Annullamento dichiarazione – Nuovo Codice

Esportazione temporanea di macchinari contenenti oli lubrificanti

Un nostro lettore ha proposto la seguente questione: “Spediamo in regime di temporanea, visione e tentata vendita, macchinari (calandre curvatrice idraulica, v.d. 8462 2110) contenenti oli lubrificanti. Gli oli lubrificanti hanno già assolto l’imposta sul consumo ed è stato anche versato il contributo obbligatorio sugli oli usati. Al momento dell’esportazione temporanea nessuno rimborso è richiesto su quanto pagato, sapendo che i macchinari verranno quasi sicuramente reimportati. Al rientro dei macchinari, è dovuta di nuovo l’imposta di consumo e il contributo obbligatorio oli usati?”.

Non essendoci, almeno per quel che ne sappiamo, una normativa specifica che contempli la questione, si ritiene trovino applicazione il principio generale che vieta che uno stesso bene possa essere colpito più volte dalla stessa imposta e le regole generali sull’esportazione temporanea con conseguente re-importazione. Quindi, con riferimento al primo aspetto, si deve ritenere che se l’imposta di consumo sull’olio lubrificante contenuto nei macchinari vincolati all’esportazione temporanea, cosi come il contributo obbligatorio oli usati, sono stati già versati,  non dovrebbero essere pagati nuovamente al momento della re-importazione.  Con riferimento al secondo aspetto, come si sa, le merci devono essere reimportate “tal quali”: devono cioè essere reimportate nelle stesse condizioni in cui erano state esportate; si pone dunque il problema della loro precisa identificazione.  Ne consegue che l’operatore economico, o il suo rappresentante, devono descrivere correttamente e accuratamente le merci al momento dell’accensione della temporanea, indicando le modalità usate per la loro identificazione ed evidenziando, in questo caso,  il fatto che i macchinari contengono olio, la quantità contenuta (magari presentando in dogana una loro scheda tecnica) e la relativa  posizione fiscale (imposta di consuma già assolta, etc.). Se la modalità operativa da ultimo descritta è correttamente seguita, a nostro parere, niente dovrebbe essere dovuto al momento della re-importazione dei macchinari: diversamente sullo stesso bene verrebbe a gravare due volte lo stesso tributo (lo stesso vale per il contributo obbligatorio oli usati).

Nei seguenti casi, invece, l’operatore potrebbe essere legittimamente chiamato a pagare di nuovo:

  • la dogana constati un’eccedenza di olio lubrificante rispetto a quanto dichiarato al momento della presentazione della dichiarazione di temporanea esportazione;
  • i macchinari sono temporaneamente esportati senza olio e rientrano con esso;
  • l’operatore economico, nel momento dell’accensione della temporanea, ha omesso di dichiarare  l’olio contenuto nei macchinari e quindi la dogana, al momento della re-importazione, non possa stabilire quali fossero le condizioni dei macchinari al momento dell’esportazione con riferimento all’olio lubrificante. Non possa, cioè, stabilire che le merci re-importate siano “tal quali” quelle esportate.

Anche in questo caso vale comunque il detto che “prevenire è meglio che curare”, si consiglia pertanto di concordare preventivamente  con la dogana competente le modalità operative idonee a evitare problemi al rientro della merce temporaneamente esportata.

Operazioni triangolari e certificati Eur.1

Un nostro gentile lettore ha chiesto se nel seguente caso è possibile beneficiare del trattamento d’origine preferenziale e, in caso affermativo, come debba compilarsi il certificato EUR-1:

Un operatore economico italiano (IT) vende a un operatore statunitense (US) beni di origine italiana. US rivende i beni a un operatore economico egiziano (EG). I beni sono spediti direttamente da IT a EG.

In via di principio, non esistendo alcun dubbio circa l’origine Unionale dei beni  ed essendo gli stessi spediti direttamente da IT a EG,   nulla osta che tali beni possano godere del trattamento preferenziale. Continua a leggere Operazioni triangolari e certificati Eur.1

Trattamento doganale nei paesi terzi

Un nostro lettore ci ha scritto per chiedere dove è possibile trovare informazioni relative al trattamento doganale (dazi ed IVA) in vigore in determinati paesi terzi. A nostro avviso uno strumento  preciso e facile da usare, anche se in inglese e a pagamento (solo tre richieste sono gratis), è fornito dal sito Duty Calculator  che permette di calcolare l’importo sia del dazio che dell’IVA di moltissimi paesi. Noi lo abbiamo testato simulando un’importazione in Europa e i risultati sono stati ottimi. Sul web si trovano anche altri strumenti, ache gratuiti, ma non sembrano fornire informazioni attendibili e spesso sono limitati a specifici paesi. E’ facile comunque cercarli tramite Google, testarli  e vedere che uso se ne possa fare.

Un’altra strada che si può percorrere è far riferimento al sito della dogana del paese dove si intente esportare dove spesso è possibile trovare on line le informazioni necessarie al calcolo dei diritti doganali. Esse sono attendibili e gratuite, ma spesso vi è il grosso limite della lingua, anche se in molti casi la parte del sito relativa a tali informazioni  è tradotta anche in inglese. Sul sito dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane è  possibile trovare l’elenco dei siti web delle dogane  di tutti i paesi aderenti.

Nella speranza di essere stati utili al nostro lettore, auguriamo a tutti buon lavoro.

Commercio illecito dei rifiuti: un’emergenza globale

Pubblichiamo un’interessante presentazione sul commercio illegale dei rifiuti  che il dott. Luigi Garruto ha presentato al convegno organizzato a Livorno dall’ “International Propeller Club”. Le note vicende italiane relative all’avvelenamento di interi territori in spregio non solo alle norme giuridiche ma persino al buon senso, hanno purtroppo portato alla ribalta tali tematiche. Il dott. Garruto affronta l’argomento con la consueta professionalità e passione che lo contraddistinguono, delineando il cambio di strategia delle associazioni criminali, e fornendo informazioni sulla normativa di riferimento.

Buona lettura!

Provviste di bordo

Un nostro lettore ci ha scritto chiedendoci se, una nave (di qualsiasi bandiera) in sosta presso un porto o un cantiere che non svolga attività operativa (imbarco/sbarco merce) abbia diritto a imbarcare provviste di bordo  necessarie all’equipaggio, in esenzione Iva, secondo quanto previsto dall’art.253-254 del T.U.L.D. con emissione di bolletta di esportazione. Il nostro lettore ha tra l’altro anche chiesto se le stesse provviste possono essere imbarcate con una diversa procedura e, se sì, a quali condizioni.

L’articolo 252 del TULD prevede che “ Agli effetti doganali costituiscono provviste di bordo delle navi e degli aeromobili i generi di consumo di ogni specie occorrenti a bordo…” e in particolare, alla lettera a) individua quella specifica tipologia di provviste, tra cui annoverare anche i generi alimentari, atta ad assicurare “ il soddisfacimento delle normali esigenze di consumo delle persone  componenti l’equipaggio e dei passeggeri…….” .

All’articolo 254 si dispone che:  “i generi costituenti provviste di bordo imbarcati o trasbordate sulle navi in partenza dai porti dello stato si considerano usciti …..in esportazione definitiva se nazionali o nazionalizzate”. Il sopra citato articolo individua pertanto nell’elemento della partenza  (navi in partenza dai porti dello Stato”) il requisito essenziale che attribuisce ai destinatari  il diritto all’esenzione dal pagamento dei diritti doganali per le provviste di bordo. Continua a leggere Provviste di bordo

Regolamenti di classificazione relativi alle seguenti merci: server multimediali, cartucce videogiochi, SUV e “T” d’acciaio

Con i Regolamenti di esecuzione n. 20, 21, 22, 23 del 5 gennaio 2015, la Commissione europea ha provveduto alla classificazione di alcune merci della nomenclatura combinata. Le merci descritte nella colonna 1) devono essere classificate alla voce doganale nella colonna 2). Nella colonna 3) è data la motivazione per cui si ritiene che tali merci debbano essere classificate nella voce doganale proposta.  Con riferimento alle cartucce per videogiochi e ai “T” d’acciaio è anche fornita, a titolo di esempio, un’immagine del prodotto.  I pareri di classifica riguardano i prodotti di cui alle voci doganali: 8525 60 00, 9504 50 00, 8703 32 90 7307 93 19. 

Olio d’oliva: Classificazione doganale, origine e tutela

Il primo articolo di approfondimento del 2015 è un interessante lavoro del dott. Luigi Garruto sull’olio d’oliva e le connesse problematiche doganali. In particolare il dott. Garruto prende in dettagliata considerazione gli aspetti relativi alla classificazione e all’origine dell’olio d’oliva ai fini della tutela del prodotto di origine italiano. Buona lettura e ancora una volta auguri di uno splendido anno nuovo!

Esportazioni indirette: il trascorrere dei 90 giorni non implica più l’assoggettamento a IVA

Le esportazioni indirette (anche dette improprie) sono quelle di cui all’articolo 8, lettera b) del D.P.R. 633/72, vale a dire le cessioni con trasporto o spedizione fuori del territorio comunitario a cura del cessionario non residente. Lo stesso articolo stabilisce che tali cessioni non sono imponibili a condizione che lascino il territorio comunitario entro 90 giorni dalla consegna al cessionario. Qualora i beni ceduti non escano dalla Comunità entro il periodo stabilito, il cedente deve, ai sensi dell’art. 7 c. 1) del D.L. 18 dicembre 1997, n. 471, regolarizzare l’operazione nei trenta giorni successivi, se non vuole incorrere nella sanzione stabilita dallo stesso articolo (50% del tributo). Insomma, il periodo dei 90 giorni si pone come limite oltre il quale il beneficio della non imponibilità non viene riconosciuto.

La Corte di Giustizia Europea è stata chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale da un tribunale ungherese proprio sulla questione della compatibilità dell’apposizione di un  termine ai fini del riconoscimento della non imponibilità IVA con il diritto Comunitario (anche la legislazione ungherese – molto simile a quella italiana – prevede un periodo di 90 giorni). La Corte ha riconosciuto, con sentenza C-563/12 emessa il 19 dicembre 2013, da un lato, che in via di principio è “consentito agli Stati membri stabilire un termine ragionevole per le esportazioni, che tenga conto delle pratiche commerciali nell’ambito delle esportazioni negli Stati terzi, al fine di verificare se un bene oggetto di una cessione all’esportazione sia effettivamente uscito dall’Unione” e, a tal fine, “imporre al venditore di un bene destinato all’esportazione un termine preciso entro il quale tale bene deve aver lasciato il territorio doganale dell’Unione costituisce un mezzo appropriato”, sopratutto allo scopo di contrastare fenomeni di evasione o di elusione. D’altro canto la Corte ha posto un criterio di giustizia sostanziale nell’affermare che il termine di uscita della merce non può essere considerato “un termine di decadenza materiale”, a cui “non può essere posto rimedio” che comporti, “qualora un bene destinato all’esportazione non lasci il territorio doganale dell’Unione entro il termine prescritto”, che la “cessione di tale bene sia assoggettata all’imposta in via definitiva, anche se detto bene è effettivamente uscito dall’Unione dopo lo scadere del termine previsto”. In tal caso la Corte ha rilevato “che una normativa nazionale che assoggetta l’esenzione all’esportazione a un termine di uscita, con l’obiettivo, in particolare, di lottare contro l’elusione e l’evasione fiscale, senza per questo consentire al soggetto passivo di dimostrare, al fine di beneficiare di tale esenzione, che la condizione di uscita è stata soddisfatta dopo lo scadere di tale termine, e senza prevedere un diritto del soggetto passivo al rimborso dell’IVA già corrisposta in ragione del non rispetto del termine, qualora fornisca la prova che la merce ha lasciato il territorio doganale dell’Unione, eccede quanto necessario per il conseguimento di detto obiettivo”. Ne consegue che se l’operatore economico può dimostrare che i beni siano effettivamente usciti dal territorio comunitario nessuna IVA è dovuta e se l’avesse già pagata ha diritto a recuperarla.

L’agenzia delle Entrate, con la circolare 98/E del 10 Novembre 2014, ha dato nuove istruzioni in materia, allineandosi a quanto stabilito nella sentenza della Corte di Giustizia Europea e riconoscendo la possibilità che si possa emettere fattura non imponibile IVA anche trascorsi i 90 giorni previsti dalla normativa nazionale, a condizione che l’operatore economico, cui compete l’onere della prova, dimostri che i beni oggetto di fatturazione abbiano effettivamente lasciato il territorio dell’Unione. In tal caso, all’operatore economico, che avesse regolarizzato l’operazione nei 30 giorni successivi allo scadere del termine (art. 7 c. 1 D.L.vo 471/97) versando l’IVA dovuta, deve esserne consentito il recupero. L’agenzia delle  Entrate informa che il contribuente, a sua scelta, può: o emettere una nota di variazione ai sensi dell’art. 26, 2 c.) del D.P.R. 633/72, entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale relativa al secondo anno a quello in cui è avvenuta l’esportazione; o chiedere il rimborso ai sensi dell’art. 21 del D.L.vo n. 546 del 1992, entro il termine di due anni dal versamento. Ovviamente nel caso  che la prova dell’avvenuta esportazione si abbia dopo i 90 giorni, ma prima dello scadere dei 30 giorni di cui all’art. 7 c. 1) D.L.vo 471/97), il contribuente non deve fare assolutamente nulla e non incorrerà più in alcuna sanzione.